News

18/04/2014



18/04/2014

TANTI AUGURI DI BUONA PASQUA

IL PALAGIACCIO AUGURA UNA SERENA E BUONA PASQUA A TUTTI I SUOI CLIENTI!!

18/04/2014

E poi ci sono queste "piccole" soddisfazioni.....

Grazie NEW YORK UNIVERSITY....!!!!!!!!!!!!!!

10/04/2014

CREME di FORMAGGIO e Ragù di carne di fattoria

da oggi potete trovare nei nostri punti vendita PALAGIACCIO le creme al formaggio al tartufo e ai 4 formaggi e i nostri ragù di fattoria con la carne degli animali allevati al Palagiaccio con relative certificazioni e tracciabilità. vi aspettiamo per provarli!!

29/03/2014

EXPO UN TRAMPOLINO VERSO NEW YORK, IL SALTO DI UNA FATTORIA PLURISECOLARE

Dal XIII Secolo la Fattoria Il Palagiaccio si è creata al Mugello, da Scarperia, un buon nome coi prodotti lattiero-caseari, che le ha permesso di iniziare la distribuzione sul territorio nazionale. Poi ha aperto negozi nel capoluogo toscano, dove fa conoscere non solo le proprie bontà, ma anche il valore della genuinità (Da mercoledì 26 marzo nel nostro punto vendita di viale Giannotti troverete anche il pane biologico!”, è un post sul sito dell'azienda). Infine, cogliendo le opportunità della logistica del Terzo Millennio, si sta preparando all'inaugurazione della boutique alimentare a Manhattan. Senza trascurare l' 'effetto domino' dell'Expo. Nel 2015 apriremo a Greenwich Village. Era già nei nostri progetti" precisa Luigi Bolli, titolare ed unico proprietario - , certo che l'Expo a Milano è un ottimo 'place' per l'agroalimentare, dunque abbiamo deciso che si partirà con l'attività diretta a Mahattan subito dopo la conclusione dell'evento”. Un positivo esempio della capacità di fare impresa in Italia e nel mondo. Due ragioni sociali per due attività sinergiche: 'Bolli Luigi' si interessa di produzioni primarie, ossia di fornire materie prima all'altra società che le trasforma, che è l' 'Antica Fattoria del Palagiaccio' ”. LEI NON E' INTIMORITO DALLA CRISI ECONOMICA? Io credo che la crisi vada presa di petto. E' una perdita di tempo lamentarsi. I risultati sono frutto di un qualcosa che noi abbiamo contribuito a creare, non è solo a colpa dei politici. Dunque, dobbiamo solo rimboccarci le maniche pensando ad un'economia reale. Parlo di un settore primario e posso dire, in modo appropriato, 'economia reale'. E' uno dei pochi settori che non ha sentito crisi e sarà fondamentale per la ripartenza. Dobbiamo riappropriarci di alcuni valori della nostra tradizione e cultura. Quando andiamo all'estero riscontriamo un notevole credito verso di noi. Siamo il primo Paese al mondo nell'agroalimentare e non vorremmo perdere questo primato. Il risultato non si ottiene piangendo sul latte versato, ma cogliendo opportunità. E si può fare in Italia perchè c'è un innalzamento del valore culturale dell'alimentazione. Il consumatore è più attento, vuoi perchè ha un'inclinazione salutista, vuoi perchè apprezza la qualità della vita, che non è solo scegliere l'ultimo modello di telefonino. O anche perchè queste generazioni sono destinate a campare sino a cent'anni, e sarebbe consigliabile in salute, anzichè no. Quando sentiamo parlare di 'Italian sounding' e taroccamento di prodotto italiani, se avessimo più grinta nella penetrazioni dei mercati, così come abbiamo fantasia, d'ora in poi dovremmo tirarla fuori. Cito una frase di 'Farinetti giovane': alzate il culo ed andate all'estero a vendere i vostri prodotti, che tutti li vogliono. Dobbiamo fare questo, tenendo conto che le nostre aziende sono poco strutturate e che se manca quella persona che va all'estero a farsi conoscere manca una persona vitale in azienda. Quando si parla di produttività bisogna tenere presenti tutti questi aspetti”. COME PRODUTTORE CHE STA PER ENTRARE DIRETTAMENTE SUL MERCATO DI NY PENSA CHE UN MARCHIO UNITARIO PER TUTTE LE ECCELLENZE DEL MADE IN ITALY SIA UTILE? Noi italiani siamo i primi al mondo, non perchè lo diciamo noi ma perchè ci viene riconosciuto dai nostri competitor più grossi, i francesi, che in confidenza ammettono di ammirare i nostri prodotti. Bisogna presidiare il mercato. Non sono contrario a priori ai consorzi. Credo che per indole noi italiani facciamo fatica a farci rappresentare in istituzioni lodevoli come i consorzi di tutela, che alla fine costituiscono un ulteriore gravame, perchè non sono a costo zero. Io penso che dobbiamo parlare al consumatore dei Paesi a cui ci dobbiamo rivolgere. Quali sono questi Paesi? Usa, Germania, Giappone, Russia, ed i Paesi arabi, anche se vorrei sfatare questo assunto: a Dubai non è che ci siano milioni di consumatori, è vero che c'è molta ricchezza. Il mercato asiatico cinese? Senza dubbio, anche se per ora nella realtà non ha dato grandi soddisfazioni, da dieci anni le aspettiamo, intanto sono più quelle che noi abbiamo dato a loro che loro a noi. Cito un dato: nel 2013, parlando di agroalimentare, la bilancia import-export è stata di quasi 39 miliardi di euro di import e 38 di export. Credo che davvero qui ci sia lo spazio per lavorare, anche perchè l' 'Italian sounding' rappresenta 100 miliardi di euro. L'agroalimentare food viene mistificato dai vari prodotti che richiamano l'Italia e non riusciremo nemmeno a mantenere l'immagine dei nostri prodotti se non ci muoviamo. Noi imprenditori italiani dovremmo come minimo raddoppiare il nostro export nei prossimi dieci anni. Sono convinto che sia un'opportunità da non perdere. Mi chiede di un nuovo marchio unico del Made in Italy? Non è quella la molla. E' la consapevolezza. A Firenze c'è un proverbio che calza: 'il bisognino fa trottar la vecchia'. Dopo anni di immobilismo, di chiacchiere, gli imprenditori devono fare quello che diceva Farinetti. Mi sembra di avere sentito che Ryanair fa un volo dalla Toscana a New York, e spero che sia pieno di imprenditori che prendono la valigetta, come facevano i nostri nonni qualche anno fa, ed una volta la settimana vadano a farsi conoscere. Credo che l'agroalimentare sia lo specchio della nostra cultura. Dobbiamo trasferire un know how. Si parla tanto di un Oscar che abbiamo vinto per un tema che riguarda la bellezza, ma anche il decadentismo. Ecco, noi vorremmo fermarci alla bellezza e superare il decadentismo. Partiamo dall'agroalimentare, è un settore in cui siamo leader nel mondo. Domandiamoci perchè la nostra bilancia import-export deve essere deficitaria in Italia?' DAVVERO I POLITICI NON HANNO COLPA? Essi rappresentano uno spaccato della nostra civiltà. Avremmo avuto poche opportunità, ma lì li abbiamo messi noi. Rimbocchiamoci le maniche”. ALTRI IMPRENDITORI DICONO CHE LO STATO NON TUTELA CHI VUOLE ANDARE A VENDERE I PRODOTTI ALL'ESTERO, DIVERSAMENTE DA ALTRI PAESI CHE CREANO LE CONDIZIONI PER AMPLIARE IL MERCATO. Io ho citato Stati Uniti, Germania... e certamente anche Giappone, Regno Unito... In Russia qualche problema c'è... In Asia meno... Nei Paesi arabi non ci sono problemi sui pagamenti. Non voglio trovarmi e trovarci degli alibi. Credo che la politica non possa aiutarci in questo. Credo che neppure Renzi abbia le capacità di fare miracoli, gli auguro solo che riesca a mettere tutta la sua energia per evitare almeno di mettere bastoni tra le ruote agli imprenditori. So che per l' internazionalizzazione vengono spesi milioni pubblici, e non bene. La burocrazia non facilita. Questo Paese si sta impegnando per lo meno a livello di finanziamenti a questo settore. Il mercato è maturo, se non ci muoviamo sull'internazionalizzazione è difficile la ripartenza. Gli investimenti vengono fatti, ma bisogna trovare semplificazione. Non si può pensare di chiudere bandi a marzo, mandare le informazioni alle aziende per i vari recepimenti dei bandi ad agosto, e pensare di arrivare ai consuntivi a dicembre, lasciando tre mesi di cui uno è agosto, in cui si sa che c'è un black out generale delle attività. Se io lancio un bando ad agosto, l'informativa alle aziende arriva a settembre, bisogna rendicontare a dicembre... Tutto questo significa fare grandi cene con tanta gente, ma difficilmente si portano a casa degli ordini. Dunque spendiamo bene i soldi pubblici con i sistemi più semplici che si possono trovare”. COME E' RIUSCITO A FAR CRESCERE LA SUA AZIENDA? Noi siamo un buon esempio. Nel 2006 pagavamo stipendi a 7 dipendenti, ora mi piace dire che alla Storica Fattoria mangiano 40 famiglie. Il fatturato era di 1,5 milioni di euro, ora supera i 7 milioni di euro. Abbiamo un business plan per arrivare al 2018 con 10 milioni di euro. L'internazionalizzazione è centrale in questa crescita”. NEL CONCRETO COME CI SIETE RIUSCITI? Il consumatore, contrariamente a quello che qualcuno pensa, riesce a cogliere le differenze, a valutare la qualità piuttosto che no. Credo sia questa la risposta. E' il consumatore il soggetto che ha fatto crescere la nostra azienda”. ANCHE ALL'ESTERO? Non è semplicissimo. Non contribuiscono le bucce di banana che disseminiamo per strada... Mi riferisco alle vignette del New York Times, o quello che Bild ogni anno scrive dell'Italia...” D'ACCORDO, MA QUALE E' STATA LA FORMULA VINCENTE DELLA VOSTRA CRESCITA? La capacità che abbiamo avuto di ridurre le distanze col consumatore finale. In Italia abbiamo pensato che prima di proporre a terzi i nostri prodotti, dovevamo farci conoscere per quello che siamo. Abbiamo avuto l'incoscienza di aprire 5 negozi a gestione diretta, di cui quattro a Firenze ed uno alla fattoria. Da quel momento la grande distribuzione è venuta a cercarci”. Il PRESIDENTE DELLA CONFAGRICOLTURA GUIDI HA DICHIARATO CHE BISOGNA PIANIFICARE ORA LA GESTIONE DEL DOPO EXPO... Non ha detto nulla di strano. Da sempre un'attività imprenditoriale va gestita prima durante e dopo. Non ci aspettiamo miracoli dall'Expo, eccetto che contribuisca ad enfatizzare le nostre produzioni. Sarà un momento in cui i riflettori saranno puntati sul nostro Paese, e tutti vorremmo fare la più bella figura possibile”. C' E' UN PRODOTTO PARTICOLARE IN GAMMA SU CUI PUNTERETE DOPO L'EXPO? La richiesta del mercato, la sua evoluzione del mercato, sarà su prodotti freschi e freschissimi. E' una sfida che si gioca sulla logistica. Abbiamo buoni esempi sul miglioramento della logistica. Non è solo Ryanair, alcune aziende gestite da giovani sono validi vettori per approcciare i mercati esteri”. http://www.affaritaliani.it/fattieconti/expo-un-trampolino-verso-new-york270314.html

STORICA FATTORIA
PALAGIACCIO s.s.a.


Via Senni,40 int.6
50038 SCARPERIA (FI)
P.I. C.F. 06083140480
Rea 0598875
Punto Vendita di fattoria

Località Senni, 40 Scarperia, Firenze

Aperto tutti i giorni
Mattino: 9.00 -13.00
Pomeriggio: 16.00 - 19.30
Contatti

Tel. 055 8402103

Fax 055 8496707

storico@palagiaccio.com

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy

Accetta